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Il Giro della Pietà

Amatrice, monumento ai caduti

Ci sono diverse cose che non mi ricordo di quella notte (24/08/2016, Amatrice) e non credo le ricordero’ mai. Il senso di angoscia profondo, gli elicotteri, il buio totale, la polvere, queste cose sono ormai scolpite nell’ inconscio e nella mente, sono ormai compagni di viaggio in questo mare in tempesta chiamato vita. Tanti in pigiama che sembravano automi privi di vita, macerie ovunque, massi e un odore che non so spiegare. Sentivo il freddo della terra sotto i piedi, mi sono guardata e stavo solo in maglietta. 

Nella vita ci sono esperienze molto dure, importanti e che necessitano di tanta attenzione. Ho messo molta cura in questi quattro anni nella riabilitazione e ricostruzione personale, una gran fatica. Difficile spiegare cosa significa sistemare la foto nel monumento ai caduti nel Parco Don Minozzi o andare al cimitero dove guardo una lapide a fronte di una presenza che non può tornare. O meglio dovrei dire i cimiteri, perché tutti non ci entravano nel cimitero di Amatrice e i cimiteri di varie frazioni erano impraticabili, crollati, quindi spesso faccio il Giro della Pietà, intesa come Pietas nella sua accezione più alta. L’ ho chiamato così, Giro della Pietà, e allora vado al cimitero di Amatrice da Paolo, Anna e famiglia, Beatrice e famiglia, Iole e la madre, dai Tuccio, Zia Adriana. Poi a Torrita da Francesca e ad Accumoli da Rosella. A Preta da Anna, Franco, Vittoria e Andrea,la famiglia Neroni, la famiglia Leonetti e tanti altri. Visitare le spoglie mortali mi ha insegnato a rispettare le persone quando sono in vita, a riflettere sul senso della vita e della morte, a sentire interiormente la libertà dell’accettazione della morte come parte della vita. Chiunque abbia perso una persona cara si è dovuto misurare con questo ed affrontare un percorso evolutivo che non ha eguali. Fare il Giro della Pietà mi porta silenzio e pace, non dolore ma una sensazione di fare qualcosa di giusto in un mondo che dimentica tutto e schiaccia tutti. Ho sempre vissuto riflettendo e dal terremoto ho imparato che la vita è una lunga scala piena di sorprese che va affrontata con coraggio.

A tutti i deceduti del sisma 2016.

Emanuela Pandolfi